Prima della fioritura della filosofia occidentale nella Grecia del secolo VI a. C. le spiegazioni degli accadimenti o dello stesso mondo erano semplicemente religiose, teologiche, mitiche. Per i Greci la realtà era eterna e coincideva con la natura: il resto era dai Greci ricondotto alla ricca mitologia. Con l’emergere della filosofia nella spiegazione delle cose al mito subentra la ragione. Il passaggio dal mito alla filosofia fu naturalmente lento e graduale. Il passaggio dal mito al pensiero filosofico e scientifico richiese una realtà sociale, culturale, economica propizia. Il sorgere della filosofia fu suscitato da una crescita delle tecniche in un ambiente aperto e libero. La filosofia nasce nel contesto coloniale greco ionico delle coste egee dell’Asia Minore – odierna Turchia – che costituiva una civiltà in espansione dalla progredita e ricca tecnica. Giulio Preti richiamava che la riflessione scientifica è sorta dalla riflessione tecnica come il discorso teologico dalla prassi magica.
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La fioritura della filosofia occidentale si riconduce alla civiltà greca. Bertrand Russell definisce filosofia e scienza come noi le conosciamo invenzioni greche. Rilevava ancora Russell che il tono occidentale della nostra civiltà inizia coi Greci: ai Greci si devono ragionamento deduttivo e geometria; nella scienza sperimentale specialmente con Archimede i Greci anticiparono i metodi moderni, ma non riuscirono a costituire una tradizione.
La filosofia occidentale nasce in Grecia nel sesto secolo avanti Cristo. La filosofia occidentale si fa cominciare in Grecia con Talete di Mileto nel VI secolo a. C. La ricerca di Talete è, in effetti, razionale. Talete indaga scientificamente la natura, e indica nell’acqua il principio di tutte le cose. La totalità del reale è da Anassimandro invece ricondotta all’indefinito.
Nell’atteggiamento filosofico si fondono ragione e passione distaccata. Russell sottolinea che la pura curiosità razionale conferisce agli antichi greci il posto speciale nella storia.
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Termine la cui coniazione è tradizionalmente attribuita a Pitagora, “filosofia” (φιλοσοφíα, philosophìa) è “amore di sapere”, è aspirazione a conoscere: il legame della filosofia con la scienza è automatico. La prima filosofia fu così pura tensione a comprendere, stabilire razionalmente le cose. Fino a Parmenide o ad Eraclito il più immediato sforzo conoscitivo culmina in Pitagora.
Indagine razionale pura generalissima la filosofia poté offrire humus per lo sviluppo della scienza: soltanto una ricerca pura consente le astrazioni del pensiero scientifico. Le origini greche della scienza così coincidono e si confondono con le origini della filosofia. Una ricerca scientifica pura inizia in questo modo con la filosofia: nel pensiero occidentale l’indagine naturalistica è centrale. I primi pensatori così tentano una spiegazione razionale dell’intera realtà naturale.
I primi filosofi tentano i principi della realtà: nella molteplicità delle cose il pensiero restituisce l’ordine della natura quale risultato di una ricostruzione razionale: i principi indicati nel condurre ad unità la natura non sono per forza strettamente materiali: già nella scuola di Mileto all’acqua di Talete e all’aria di Anassimene si affianca l’indefinito (απειρον, àpeiron) di Anassimandro.
La ricerca filosofico-scientifica dei principi di tutte le cose documenta la vocazione della filosofia all’astrazione. Se la riflessione sulla natura della scuola di Mileto può approdare all’indefinito di Anassimandro la crisi della aritmo-geometria apre alla tradizione pitagorica le possibilità della matematica pura.
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Storicamente la filosofia si è sviluppata sul terreno della riflessione scientifica. Federigo Enriques rilevava il rapporto dei problemi della filosofia con la storia del pensiero scientifico: oltre ai criteri per valutare la scienza nella storia del pensiero scientifico i filosofi possono rintracciare ordine e significato dei problemi della filosofia, che nella civiltà occidentale emergono storicamente nel contesto della ricerca naturalistica. Una comprensione del pensiero filosofico non può così prescindere da un confronto con sapere extrastorico-filosofico. Dario Antiseri rimarca che se non si ricercano le loro radici extra-filosofiche la storia delle teorie filosofiche si fa mera serie di opinioni, di risposte apparentemente senza domanda. La ricerca rimanda ai problemi; ed i problemi riconducono a vita e valori, ma anche a idee e teorie. I problemi filosofici riportano a contesti storici e teorici e possono dischiudere la mente a nuovi orizzonti di possibilità.
Immanuel Kant indicava i grandi problemi della filosofia: che cosa posso sapere, che cosa devo fare, che cosa posso sperare: rispettivamente il problema teoretico, il problema etico, il problema religioso. La filosofia teoretica si occupa della realtà e della conoscenza della realtà: metafisica, ontologia, logica, gnoseologia, epistemologia. L’etica o filosofia pratica si occupa di volontà, intenzioni, fini, mezzi, valori, scelte, moventi, azioni, comportamenti, responsabilità, rapporti, convivenza degli uomini: morale, politica, diritto. Altro grande tema di riflessione filosofica è l’arte; e di arte si occupa l’estetica. Dalla filosofia della scienza al pensiero estetico sul bello la filosofia si esercita sull’intera esperienza umana. Dalla speculazione alle scienze, dai sistemi alle analisi, dalla riflessione alle scienze umane e sociali la filosofia ha incarnato l’esigenza culturale di coordinazione, integrazione, sintesi.
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Una domanda del profano al cultore è classica: che cos’è la filosofia? Moritz Schlick rispondeva che la filosofia di sicuro non è una scienza, eppure è qualcosa di così importante da meritare il tradizionale onore di regina delle scienze. Eugenio Garin rilevava poi che la filosofia è sempre stata, almeno un po’, un discorso sulla filosofia.
Della filosofia può sottolinearsi la peculiare difficoltà di definizione. La definizione di filosofia è riferibile alla prospettiva filosofica, all’orientamento filosofico. Se c’è un sapere filosofico e si può parlare di verità filosofiche, è problematico dire che si abbia un insieme, un corpo di conoscenze filosofiche. Ogni filosofia ricomincia daccapo. Emerge così la particolare opportunità di un’approssimazione storica alla filosofia. Se per una disciplina con una storia di millenni è farne la storia, definire è specialmente difficile per la filosofia. Storicamente la filosofia è stata diversa non solo in epoche diverse ma anche nella medesima età. Se con una definizione negativa si può dire che la filosofia si occupa di quello di cui non si occupano le altre discipline tenendo conto di quello di cui si occupano le altre, se la filosofia pensa i fondamenti e mira all’universale con opzioni soggettive mentre le scienze delimitano e trattano tecnicamente questioni particolari, se la filosofia è saggezza piuttosto che conoscenza, se la filosofia è un’attività, se si fa della filosofia, se si può vedere cos’è la filosofia solo filosofando, per essere filosofia alle filosofie è tuttavia comune lo spirito filosofico.
Il pensiero occidentale è informato dallo spirito filosofico. Lo spirito filosofico è scientifico e razionale, teorico e formale, astratto e generale, aperto e libero, critico e logico, chiaro ed analitico, coerente ed oggettivo, creativo ed ermeneutico. Scientificità e razionalità, teoria e formalità, astrazione e generalità, apertura e libertà, criticità e logica, chiarezza e analisi, coerenza ed oggettività, creatività ed ermeneutica fanno dello spirito filosofico un atteggiamento fondamentale. L’importanza di pensare filosoficamente è stata riconosciuta dagli stessi più severi critici della filosofia: paradigmatici i filosofi neopositivisti. Se Otto Neurath richiamava l’accordo di tutti i membri del Circolo di Vienna sul non darsi di una filosofia con asserzioni proprie, Schlick precisava che l’attività filosofica della determinazione dei significati è principio e fine, l’alfa e l’omega, della conoscenza scientifica, che un contributo scientifico sostanziale non può prescindere da un’idea del senso effettivo delle verità studiate, che così i grandi scienziati sono stati anche filosofi e si sono ispirati allo spirito filosofico. Chiarificazione logico-linguistico-concettuale per Schlick la filosofia è autonoma ma fondamentale rispetto alla scienza: scienze e filosofia si occupano rispettivamente di verità e significato degli enunciati; base della scienza è tuttavia il senso autentico delle proposizioni scientifiche. Simbolo della mentalità filosofica per Schlick così Socrate si consacrò alla ricerca del significato: alla ricerca del significato suscitata dalla meraviglia solo in personalità che non smettono di stupirsi delle cose sono riconducibili le grandi acquisizioni scientifiche; l’atteggiamento filosofico manifesta così tutta la propria vitalità per l’atteggiamento scientifico.
La filosofia ha dovuto fare i conti con la scienza, la tecnica, lo spirito positivo, le ideologie. Il Novecento ha visto una serrata requisitoria nei confronti della filosofia; e nel discorso filosofico è emersa la funzione differente delle scienze e della filosofia, si è visto che la filosofia non è una scienza con oggetti propri. Le critiche alla filosofia non si sono però estese alla mentalità filosofica, ma si sono indirizzate alla filosofia che si è cristallizzata in sistema chiuso, che nella costruzione metafisica insieme all’umana incertezza ha stemperato nel dogma la tensione filosofica a rendersi conto delle cose.
Le critiche alla filosofia non sono rivolte all’atteggiamento filosofico, ma rilevano i limiti della semplice riflessione, si riferiscono alla mera speculazione filosofica e ai grandi sistemi. Bertrand Russell sottolineava che l’amore per il sistema offusca sovente il desiderio della pura e semplice verità: si vuol costringere il piccolo fatto perché si accordi con la costruzione filosofica; la disponibilità al piccolo fatto è tuttavia progressiva per il sistema. Le critiche alla filosofia non riguardano lo spirito filosofico, ma si riferiscono alla pretesa che vi sia una conoscenza filosofica, che la filosofia abbia strumenti privilegiati di conoscenza, che possa attingere superiori profondità, possa cogliere l’essenza della realtà, svelare la chiave del mondo. Le critiche alla filosofia non investono la vocazione filosofica critica, analitica, ermeneutica, ma riguardano la filosofia che sembra avere smarrito la peculiare tensione a prendere coscienza di sé e delle cose.
Carattere, significato, ispirazione scientifica, limiti della filosofia sono ben richiamati da Jean Piaget in Saggezza e illusioni della filosofia del 1965: Piaget dice di aver ricevuto dalla propria formazione filosofica la problematica generale del proprio lavoro, e rileva che la filosofia ha ben ragion d’essere e si deve riconoscere che se non si è passati per la via della filosofia si resta incompleti per sempre.
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Benvenuto in docenti @ Licei “Giovanni da San Giovanni”. Questo è il tuo primo articolo. Modificalo o eliminalo, poi inizia a scrivere il tuo blog!