Orientato allo spirito critico puro
lo scolaro personalmente insicuro
assurge bene a bambino maturo.
Orientato allo spirito critico puro
lo scolaro personalmente insicuro
assurge bene a bambino maturo.
Come spazio il naturale materiale essere è immutabile: nel reale apparente fenomenico mondo fisico il mutamento richiede il movimento; il movimento richiede la esauribilità dei punti materiali; in senso puramente matematico geometrico i continui infinitamente divisibili spaziali materiali punti sono inesauribili; la inesauribilità del continuo spaziale materiale rende l’immobile essere immutabile.
«La critica di Parmenide di Elea prende le mosse da una debolezza comune alle teorie di tutti i suoi predecessori. Tale debolezza consiste nella incoerenza tra la teoria che tutte le cose siano fatte di qualche materia fondamentale e il parlare al tempo stesso di spazio vuoto» (Bertrand Russell, La saggezza dell’Occidente, 1959, TEA 2012, p. 31).
Come spazio il naturale materiale essere è immobile: nella reale apparente fisica flessibile infrangibilità lo spazio è lo sfondo fenomenico dalla ininterrotta continuità umanamente astratta nella razionale pura matematica geometrica infinita divisibilità; la inesauribilità dei punti della infinitamente divisibile spaziale continuità lascia nella immobilità l’essere di Parmenide di Elea della antica grecità.
«Se Parmenide tornasse oggi a Vallo di Lucania o al Capo Palinuro griderebbe al miracolo esaminando una macchina cinematografica e vedendo che essa dimostra in modo concreto e lampante la sua profonda sentenza filosofica sulla illusorietà del moto e del divenire» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, p. 162).
Come natura l’essere è materia: la materia è spazio; lo spazio è infinitamente divisibile continuità; la naturale materiale spaziale ininterrotta infinitamente divisibile continuità è unità; il naturale materiale spaziale continuo essere è uno.
Nel naturalismo materiale filosofico scientifico occidentale greco antico presocratico rilevando la incoerente monistica riaffermazione dello esplicativo vuoto spazio fisico Parmenide di Elea apriva al pluralismo fenomenico.
«La filosofia greca ritornò per qualche tempo al concetto dell’Uno ad opera di Parmenide di Elea… soltanto l’Uno è… Parmenide negò per ragioni logiche l’esistenza dello spazio vuoto. Giacché ogni cambiamento richiede spazio vuoto, com’egli pensava, lo respinse come un’illusione» (Werner Heisenberg, Fisica e filosofia, 1958, Il Saggiatore 1998, p. 80).
Il fenomenico reale apparente concreto infrangibile fisico e astratto tomico matematico continuo geometrico spazio è uno: la illimitatamente divisibile continuità fa dello spazio un blocco unitario; senza soluzioni o vuoti la ininterrotta piena infinita reale geometrica spaziale continuità è unità.
«La teoria unitaria dei campi di A. Einstein tendeva a sopprimere radicalmente il concetto di azione a distanza, cioè a spiegare la forza elettromagnetica, come era avvenuto per la forza di gravità nella teoria della relatività generalizzata, attraverso le deformazioni della metrica di spazio-tempo» (Hilaire Cuny, Albert Einstein e la fisica moderna, Editori Riuniti 1963, p. 101).
La continuità del matematico puro spazio geometrico è dalla nostra umana ragione elaborata per astrazione dalla continuità del fisico empirico spazio reale apparente fenomenico da noi sensibilmente esperito flessibile ben infrangibile materiale sfondo del materiale mondo: come non percorribile infinita divisibilità la continuità è astratta dalla ininterrotta sempre piena fisica spazialità.
«Gli antichi… non potevano staccare il potere matematico da un certo potere filosofico… non si deve credere che le famose aporie di Zenone di Elea siano state completamente risolte o confutate dallo spirito moderno; anzi in sostanza non fu risolto proprio nulla» (Mario Dal Molin, L’uomo matematico, Bompiani 1952, p. 32).
Il puramente matematico spazio geometrico è umanamente dalla razionale nostra astrazione dallo empiricamente fisico spazio reale apparente fenomenico: la flessibile infrangibile estensione continua della spazialità fisica diventa la infinitamente divisibile continua spazialità matematica geometrica; la incommensurabile continuità spaziale matematica geometrica è affiancata dalla luminosa continuità spaziale fisica empirica; sul filo della scientifica astratta razionalità nella continua spazialità empirico-geometrica tra il sapere matematico e la realtà fisica la corrispondenza sta.
«Il dibattito mette in luce il vero significato del problema dello spazio: la geometria presa di per sé è un’astrazione; in concreto essa si prolunga nella fisica… Questa veduta concreta del problema si è tradotta in un grandioso progresso della scienza colla costruzione della teoria generale della relatività di Alberto Einstein… la quale… esemplifica e avvalora e fa fruttificare i principi della filosofia germogliata dalla critica non-euclidea» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, pp. 306-307).
Della insicura paritaria resistente oggettiva razionalità
opposta alla sicura elitaria potente assoluta istintività
la vera gloria ad umana memoria della lotta bene sarà.
L’enunciato “tutti i corpi sono estesi” è la proposizione da Immanuel Kant portata ad esempio dei definitori giudizi analitici: l’idea di estensione spaziale è umanamente nel concetto di corpo; corpo è materia; materia è spazio.
Secondo l’esempio kantiano di giudizio sintetico a posteriori la pesantezza o gravità è attribuita ai corpi per esperienza percettiva sensibile: corporeità la materia è alla nostra umana fenomenica apparenza discontinuo grave spazio mobile nel continuo flessibile spazio.
«Che cosa è la materia? La carta su cui scrivo è materia, l’aria è materia, e perfino la luce, in base alle scoperte di A. Einstein, è diventata materia. Essa ha una massa e anche un peso; non si differenzia dalla materia ordinaria perché, come quella, le si può attribuire sia un’energia che un impulso. L’unica differenza è che la luce non è mai in quiete, ma si muove sempre con la stessa caratteristica velocità» (Wolfgang Pauli, La materia, 1955, in Wolfgang Pauli, Fisica e conoscenza, Boringhieri 1964, pp. 13-14).
Alla nostra umana percezione sensibile fenomenicamente la natura appare materia: la naturale apparente realtà materiale è meccanicamente disposta: spazialmente estesa la naturale materia è spazio e nel continuo infinitamente divisibile flessibile infrangibile spazio discontinua o discreta è mobile; nella mobilità della discontinuità la materia determina il divenire della natura; come mutamento materiale nel tempo il divenire della natura è determinabile secondo la casuale necessità della mobile spaziale processualità.
«Il modello del mondo formato da atomi e dallo spazio vuoto soddisfa il postulato fondamentale della intelligibilità della natura purché in ogni istante il movimento degli atomi sia determinato unicamente dalla loro configurazione e dal loro stato di moto all’istante che precede immediatamente» (Erwin Schrödinger, La natura e i Greci, 1948, in Erwin Schrödinger, L’immagine del mondo, Boringhieri 1987, p. 227).