Tra il serbatoio istintivo della vita
e la riserva di volontà di potenza
è la domanda sull’umana partita:
l’angoscia della nostra esistenza
è il pozzo senza fondo in risalita
di senso a premerci per l’assenza.
Tra il serbatoio istintivo della vita
e la riserva di volontà di potenza
è la domanda sull’umana partita:
l’angoscia della nostra esistenza
è il pozzo senza fondo in risalita
di senso a premerci per l’assenza.
Psicogenetica e culturale nella pura generalità la umana razionalità
è storicamente nella filosofia greca antica ben applicata alla realtà
e dei processi reali discorsivamente conferma la intuitiva continuità
secondo spazio e tempo ben ordinanti punti e istanti in discontinuità:
in Anassimandro continuo era ben lo sfondo indefinito della definibilità
di cose ed eventi nelle discontinue strutture di spazialità e temporalità
e nei primi pitagorici di punti e istanti ben era la discreta strutturalità
nella aritmo-geometrica puntuale estensione secondo la misurabilità:
riorientamento porterà di grandezze la pitagorica incommensurabilità
e di spazio e tempo si avrà la continuità per la puntuale inestensibilità:
la incommensurabilità è per la realtà continuità e la continuità è unità
e d’unità d’obliato essere eleatico si va a fenomeni di natura e umanità.
Nell’uomo da mente e cultura a ragione e a storia
discontinua in continuità è esperienza e memoria
e dal linguaggio e dal mito alla logica è transitoria
in stabilità problematica ben la risposta ideatoria:
di conoscenza e valori psicogenesi è graduatoria
e comune è la costituzione oggettiva e probatoria:
razionalità prevede progressiva sintesi preparatoria
e in pura generalità di pensiero greco fu realizzatoria:
sui processi reali di spazio e di tempo in requisitoria
della intuitiva pura continuità in atomistica sanatoria
la ragione greca ben supererà la eleatica moratoria
e tra intuizione e discorso della filosofia sarà gloria.
Per ben filosofiche metafisiche ideali necessità
Platone molteplice e mobile l’essere intenderà
e superandone l’essenziale unità ed immobilità
di Parmenide ideale parricidio il proprio vedrà:
della filosofia Parmenide il vero padre si riterrà
rispetto alle forme esperienziali della umanità:
conoscenza, etica ed estetica ben triplice sarà
e tra il cuore dell’essere nella sua assoluta verità
e le opinioni individuali nella relativa soggettività
sarà l’apparenza fenomenica dell’oggettiva realtà.
Il nostro umano pensiero attribuirà
all’essere assoluto la piena stabilità
e alla relativa individualità la labilità:
intermedia è ben la oggettiva realtà
in spirituale e materiale processualità:
il processo reale richiede la temporalità
come orizzonte dell’esistente generalità:
lo spirito soltanto nel tempo si svilupperà
e la materia pure nello spazio si estenderà:
di spazio e tempo noi intuiamo la continuità
e con il discorso la nostra ragione integrerà
l’intuizione salvandone l’infinita potenzialità:
di materia o spirito l’atomo dà discreta realtà.
Tra filosofia e scienza
Aristotele è naturalista
e realtà ed esperienza
biologicamente è vista
e trova corrispondenza
nella logica sostanzialista
e in qualsivoglia tendenza
del cosmo fisico finalista
senza naturale immanenza
del movimento meccanicista:
la esclusiva reale esistenza
nel solo senso individualista
di forma e materia in compresenza
nella biopsicologia continuista
ha aristotelicamente rispondenza
e nella prospettiva empirista
dall’intelletto deriva la conoscenza
e della vita ben vista e rivista
secondo relativi atto e potenza
in ottica biologicamente finalista
dello sviluppo effettivo l’essenza
secondo prospettiva ambientalista
sull’uovo alla gallina dà precedenza.
Dalla natura una volta uscito e continuamente necessitato
sulla terra delle relative individuali sensazioni ben smarrito
il cielo dell’essere assoluto indefinito sentito e considerato
l’uomo sempre e ovunque mondi oggettivi ha ben costruito:
intendimento e scambio comunicativo è in noi determinato
da concetti e linguaggio e da esistenza ed empiria investito
l’umano razionale e simbolico nostro apparato avrà formulato
regole per costituire la realtà oggettiva nel contesto stabilito:
nella propria oggettività ogni esperienza avrà rappresentato
la umana verità e l’universo relativo della cultura avrà definito.
Riconoscendo nell’uomo della cultura la centralità
la filosofica rivoluzione copernicana si paragonerà
all’equilibrio di inerzia sensibile e razionale gravità:
la nostra simbolica culturale costitutiva razionalità
definirà la nostra umana sola ed esclusiva verità
costruendo la formale empirica oggettiva realtà:
l’essere indeterminato realmente ci solleciterà
e vero assoluto sensibile ma indefinibile resterà:
la ragione la culturale esperienza oggettiva darà
in simboli vincolando l’individuale relativa sensibilità.
Nella sensistica individuale soggettività
il relativismo renderà indefinibile la verità
come costruzione della oggettiva realtà:
in noi l’esperienza i fenomeni non supererà
ed alla assoluta oggettività non accederà:
costituiamo noi la fenomenica oggettività
nelle possibilità della empirica razionalità:
la plurale costruibilità dell’umana oggettività
storicamente ben documentabile risulterà:
l’epistemologia la coscienza greca riprenderà
della fenomenica non univoca esplicabilità:
dalla sottodeterminazione teorica seguirà
la nostra umana sola ed esclusiva falsificabilità
dalla teoretica alla etica ed estetica verità.
Nella propria filosofica radicalità il problema della verità
umanamente da noi equilibratamente considerato sarà
se della umana esperienza si riconoscerà la razionalità:
la storicità della ragione non ci precluderà l’oggettività
e l’intuizione etica ed estetica all’essenza non ci porterà:
di concetti e linguaggio guardando alla intrascendibilità
alla intuizione si attribuirà la sola razionale esprimibilità:
la convergenza della razionale storica verità nell’oggettività
né esperienze né strumenti conoscitivi in noi privilegerà:
se l’intuizione si assolutizzerà e la ragione relativa si vedrà
la questione sarà se il preteso assoluto il relativismo bilancerà
o se dal relativismo all’irrazionalismo invece si approderà.