L’umano sordo grido di esistenziale vitale strazio
si perde sì nell’insonorizzato abbacinante spazio.
L’umano sordo grido di esistenziale vitale strazio
si perde sì nell’insonorizzato abbacinante spazio.
Dalla cultura alla natura: il pensiero mitico greco antico in Rodolfo Mondolfo 1970: «… nel rivolgere la sua meditazione al mondo della natura la mente greca applicava forme e concetti tratti dalla meditazione sul mondo degli uomini e delle loro creazioni come mondo della cultura» (Rodolfo Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia 1970, p. 540).
Della natura secondo la natura: il pensiero filosofico greco antico agli ionici inizi in Giorgio Diaz de Santillana 1961: «I primi uomini che si proposero di “parlare in termini di natura”, come dice Aristotele, sono certi sapienti della Ionia, che furono legislatori e principi-mercanti nelle loro repubbliche marinare precariamente arroccate sull’estremo lembo dell’Asia Minore (Giorgio Diaz de Santillana, Le origini del pensiero scientifico, 1961, Sansoni 1966, p. 27).
Dal pensiero mitico religioso al pensiero filosofico scientifico nella razionale pura indipendente libera filosofia greca antica in Francesco Albergamo 1952: «Senza dubbio, l’affermazione che Iride è soltanto una nuvola purpurea, non una dea, o che la folgore non è scagliata da Zeus, ma si produce per una confricazione delle nubi, contrastava coi dati tradizionali della religione. Ma la libera mentalità ellenica superò felicemente tale contrasto, e le scienze naturalistiche poterono così sorgere ed affermarsi, senza alcun impedimento da parte dell’ortodossia religiosa» (Francesco Albergamo, Storia della logica delle scienze empiriche, Laterza 1952, p. 1).
Opposizione antica della filosofia greca alla sapienza orientale in Nicola Abbagnano 1958: «La sapienza orientale è essenzialmente religiosa: essa è il patrimonio di una casta sacerdotale la cui sola preoccupazione è quella di difenderla e di tramandarla nella sua purezza. Il solo fondamento della sapienza orientale è la tradizione. La filosofia greca invece è ricerca. Essa nasce da una atto fondamentale di libertà di fronte alla tradizione, al costume e ad ogni credenza accettata come tale» (Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume I, p. 4).
Alla filosofia dalla ragione pura realistica meravigliata greca antica in Armando Carlini 1957: «… al principio del VI secolo avanti Cristo… il genio speculativo del popolo greco parve come si destasse da un lungo sogno: guardò il mondo, l’universo intero, con la meraviglia di chi, si direbbe, lo vede per la prima volta, con occhi puri, sgombri da ogni fantasticheria, realisticamente» (Armando Carlini, Breve storia della filosofia, Sansoni 1957, p. 10): «… meraviglia… è… il principio della filosofia» (Platone, Teeteto, in Rodolfo Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia 1970, p. 7): «L’impostazione mitica… si andava lentamente trasformando in un atteggiamento esteriore e convenzionale sotto cui si palesava sempre più indipendente la ricerca razionale» (G. E. Barié e Carlo Sini, I Greci e noi, Nuova Accademia 1959, pp. 27-28).
I primordi della filosofia greca antica in Nicola Abbagnano 1958: «I primordi della filosofia greca vanno cercati nella stessa Grecia: nei primi accenni in cui la filosofia greca come tale e cioè come ricerca comincia ad apparire nelle cosmologie mitiche dei poeti, nelle dottrine dei misteri, nei motti dei Sette Savi e soprattutto nella riflessione etico-politica dei poeti» (Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume I, p. 6).
Alla filosofia dalla libera rielaborazione razionale greca antica in Ernesto Codignola 1946: «I pensatori di Mileto, con i quali, vedremo, si inizia la filosofia greca o più precisamente la filosofia del nostro mondo occidentale, stanno al culmine di un secolare processo di spontanea razionalizzazione delle tradizioni mitiche arcaiche, che occorre tener presente, chi voglia intenderli nella loro effettiva originalità storica, che fu grandissima. La loro speculazione, pur iniziando da una lato una nuova era, dall’altro è solo un aspetto di una complessa magnifica germinazione di idee, ed è il frutto maturo di una processo secolare, nel quale anche gli elementi provenienti da altre civiltà (Egitto e Oriente asiatico) sono stati assimilati ed elaborati con tale vigore e spirito di libertà da finire con l’assumere una impronta decisamente autoctona» (Ernesto Codignola, Sommario di storia della filosofia, volume I, La Nuova Italia 1946, p. 18).
Il nostro occidentale greco antico pensiero filosofico scientifico si sviluppa nel confronto razionale puro con lo spazio: nella cultura e civiltà greca antica il naturalismo fissava l’orizzonte dell’essere nella natura: naturale è materiale; materiale è spaziale.
Alla nostra umana fenomenica esperienza percettiva sensibile essere, realtà, mondo appaiono spaziali: la naturale materia è spazio e nello spazio si muove; materia e movimento il nostro umano mondo è meccanico; psicogeneticamente meccanica è la nostra umana intelligenza; storicamente meccanica è la nostra umana intelligente ragione.
Nella naturale interattiva reale normativa genetica culturale continuità della meccanica nostra umana intelligente ragione è con Federigo Enriques e Jean Piaget psicostorica l’identità: «La ragione umana si ritrova sempre la stessa attraverso i luoghi e i tempi, e senza questo presupposto fondamentale sarebbe vano studiare la storia delle idee» (Federigo Enriques, in Giulio Giorello, Introduzione alla filosofia della scienza, Bompiani 1994, p. 169): «… lo sviluppo del sapere non sarebbe concepibile se non ci fosse una ragione comune a tutti gli uomini, identica in ogni tempo e luogo. C’è una struttura del pensiero, che si rende evidente e funzionale secondo certi processi, come avrebbe cercato di chiarire l’epistemologia genetica di Jean Piaget» (Antonio Santucci, Federigo Enriques e la crisi del positivismo, in Raffaella Simili, a cura di, Federigo Enriques filosofo e scienziato, Cappelli 1989, p. 107): «… il soggetto non conosce il reale se non attraverso le sue azioni… l’oggetto… deve… essere ricostruito» (Jean Piaget, L’epistemologia genetica, 1970, Laterza 1971, pp. 102-103).
Secondo la enriquesiana e piagetiana identità psicostorica della umana ragione il pensiero filosofico scientifico poteva precedere la astratta teorica pura speculazione greca antica: «La filosofia, come riflessione dell’uomo sopra la vita e il mondo, è antica quanto la umanità pensante; ma nella forma di riflessione sistematica e razionale ha avuto il suo inizio in Grecia fra il VII e il VI secolo a. C. Non è senza significato il fatto che tale inizio si presenti nelle colonie greche d’Asia Minore nel momento dei loro più intensi rapporti diretti o indiretti con le grandi civiltà dell’Egitto e dell’Asia che già avevano esercitato influssi sulla civiltà egea preellenica. Nelle grandi culture mesopotamiche ed egiziana si erano sviluppate notevolmente ricerche scientifiche astronomiche, matematiche, mediche non solo in servigio della tecnica utilitaria ma in parte anche come ricerca disinteressata. E la riflessione sulla vita e sul mondo, pur senza uscire dalla forma del mito, era pervenuta a concezioni che potevano essere assimilate dalla curiosità caratteristica dei Greci e dare potente stimolo alla loro riflessione» (Rodolfo Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia 1970, p. 539): «Le matematiche sono antiche, si può dire, come la civiltà… Egiziani e Caldei… dovevano possedere già importanti conoscenze matematiche in un’epoca precedente forse di due millenni gl’inizi della scienza greca… Abbiamo rilevato gl’indizi di un’attività scientifica creativa presso i popoli che circondano il mondo greco, che si costituì più tardi l’erede della loro cultura. Ma all’epoca in cui i Greci si affacciano appena alla civiltà la scienza orientale sembra caduta in un periodo di decadenza, in cui si conservano i risultati acquisiti soltanto come ricette pratiche: regole di calcolo o di misura, adoperate ormai senza ricercarne le ragioni… le prime conoscenze geometriche ed aritmetiche che i Greci apprendono dai loro vicini diventano subito per essi argomento di riflessione e di speculazione razionale» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, pp. 7-8).
Nel nostro apparente meccanico mondo fatto di materia e movimento la umana psicogenetica meccanica sapiente intelligente ragione costituentesi nella interazione con la fisica materiale mobile realtà poteva storicamente svilupparsi nella greca antichità come occidentale pensiero filosofico scientifico rivolgendo la astratta teorica pura speculazione alla oggettiva esteriore corporea spaziale costituzione: il greco antico rifletter sazio va alla filosofia dal pancrazio collo spazio.
Nell’orizzonte naturale della umana apparenza sensibile
l’intero cosmo fisico a materia e movimento è riducibile
e l’essere materiale è vuoto spazio flessibile infrangibile
dalla continuità ineludibile da fisica mobilità indivisibile.
Se la freccia del tempo a teso esteso punto risalisse
il flessibile continuo spazio sarebbe sì arco di Ulisse.
Nella sì umana civiltà
da conscia razionalità
al classico è solennità.
Nel nostro proprio umano dialogo sì civile
allo altrui razionale orizzonte in verbali file
tra l’autosufficiente circolo e le vuote pile
del discorso è bene a ciascuno il suo stile.
Nello energetico materiale strazio
del limite dello illimitato ben sazio
umano sì razionale puro pancrazio
è passare alla filosofia dallo spazio.
La sintesi filosofica e i modelli teorici nella nascita ellenistica della scienza
La sintesi filosofica comprende le premesse del discorso scientifico: la scienza svolge un discorso razionale sul mondo costruendo modelli teorici della realtà; è ellenistica l’istanza di determinare e sviluppare logicamente i presupposti teorici puri o empirici di ogni disciplina scientifica.
Tra fisica ed etica: il peso e il clinamen epicurei
Le scuole filosofiche ellenistiche stoica ed epicurea hanno interessi morali e la loro etica è individuale, ma per fondare scientificamente l’etica Epicuro tornava all’atomismo di Democrito; alla inerzialità democritea del moto degli atomi subentrava però il loro peso con deviazione o, latinamente, clinamen dalla verticale e relativa libertà personale.
Fantasia catalettica stoica ed epochè scettica
In età ellenistica stoicismo e scetticismo contrastano sul criterio della verità: alla epochè scettica come sospensione del giudizio sulla realtà delle cose gli stoici oppongono l’evidenza delle fantasie catalettiche che costringono la mente all’assenso.
Filosofia e fede: Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino: neoplatonismo e aristotelismo cristiano
Dall’incontro di pensiero filosofico-scientifico greco e religione ebraico-cristiana emerge la questione del rapporto di ragione e fede: nell’accordo di fede e ragione sono rispettivamente neoplatonico e aristotelico cristiano Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.
Praeambula fidei: San Tommaso d’Aquino vs Sant’Anselmo d’Aosta: le 5 vie tomistiche all’esistenza di Dio
Le premesse (praeambula) della fede possono essere tentate con la ragione: tra le prove dell’esistenza di Dio all’argomento ontologico di Sant’Anselmo d’Aosta (1033-1109) si oppongono nel Duecento le 5 vie a posteriori di San Tommaso d’Aquino, che bene partono sì dal mondo 1) mobile, 2) causato, 3) contingente, 4) imperfetto e 5) finale.
Ante rem, in re e post rem: il realismo di San Tommaso d’Aquino sugli universali
Nel Duecento per San Tommaso d’Aquino gli universali o concetti esistono non solo nelle cose (in re) e dopo le cose (post rem) ma anche prima delle cose (ante rem) e hanno quindi anche realtà indipendente sia dalle cose che dalla mente.
Nominalismo ed empirismo: il rasoio di Occam
Nel Trecento il rasoio di Guglielmo di Occam è principio di economia concettuale: le cose esistenti, gli enti non devono essere moltiplicati oltre il necessario: gli universali possono diventare termini, se la conoscenza è fatta dipendere dall’esperienza sensibile.
Filologia come filosofia: l’atteggiamento umanistico-rinascimentale verso il passato
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La ripresa della via ellenistica della teoria: Galileo ed il metodo empirico-sperimentale
La ricerca delle condizioni teoriche di un discorso scientifico è una questione di metodo: non Leonardo ma Galileo ritrova la via ellenistica della teoria: la scienza moderna è matematica, e Galileo continua Archimede anche per il cimento sperimentale che controlla la teoria coll’esperimento.