Dalla età umanistico-rinascimentale alla epoca illuministica la civiltà occidentale conosce grandi sviluppi culturali. L’Illuminismo è anzi ideale sintesi delle istanze moderne. Il Settecento vede il consolidamento e l’estensione basilare del sapere scientifico moderno riconducibile alla Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento. La moderna Rivoluzione scientifica è il produttivo sfondo della filosofia moderna. La filosofia moderna si sviluppa in un contesto storico e culturale complesso e ricchissimo di fermenti. I pensatori moderni seppero raccogliere le sfide del proprio tempo, guardare al futuro e costruire nuova cultura.
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Galileo Galilei è scienziato, ma è essenzialmente filosofo e la sua scienza ritrova le premesse nella sintesi filosofica.
Galileo e la scienza moderna si oppongono alla scienza sostanziale di Medioevo e antichità classica e tardo ellenistica, per riprendere la scienza funzionale della antichità greca aurea ellenistica.
Galileo Galilei supera Aristotele e Tolomeo e l’universo fisico aristotelico-tolemaico antico-medievale: in età moderna la scienza torna ad essere elaborazione di sistemi ipotetico-deduttivi secondo il metodo dimostrativo e sperimentale.
In matematica e fisica, in astronomia e cosmologia le teorie scientifiche ellenistiche di Euclide, Archimede ed Apollonio, di Aristarco, Eratostene e Ipparco erano sistemi ipotetico-deduttivi.
Ad Archimede, alla statica e ai principi dell’idrostatica, ad Ipparco e alla teoria gravitazionale Galileo affianca la legge di caduta dei gravi e il principio di inerzia come presupposto della relatività del moto, legando l’eliocentrismo copernicano alla nuova dinamica.
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La scienza costruisce modelli teorici della realtà, nasce nella antichità greca ellenistica e rinasce nell’età moderna con Galileo Galilei (1564-1642).
Nel Seicento Galileo segue Archimede (287-212 a.C.) e riprende la prospettiva metodologica ellenistica della scienza come sapere di funzioni o relazioni fenomeniche matematico-sperimentali.
Nell’antichità greca la scienza teorica ellenistica si opponeva al modello metodologico classico della definizione genere-specifica della sostanza reale delle cose.
Aristotele (384-322 a. C.) ed il concetto classico aristotelico della scienza come ricerca della definizione delle cose secondo genere e specie si scontravano in età ellenistica con la fisica matematica di Archimede.
Nell’età moderna l’opposizione antica di Archimede ad Aristotele nella interpretazione teorica della scienza ritorna bene nel Seicento nel contrasto metodologico tra Galileo Galilei e Francesco Bacone (1561-1626).
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L’età umanistico-rinascimentale è l’età della rinascita della antica humanitas: humanitas è civiltà, è cultura, è istruzione, educazione, formazione.
La culla dell’Umanesimo è Firenze e il primo umanista è Francesco Petrarca: l’epoca umanistico-rinascimentale si estende dalla metà del Trecento all’inizio del Seicento e ha i propri secoli nel Quattrocento e nel Cinquecento.
Come metodo e coscienza storica la filologia umanistica è filosofia: l’Umanesimo è ben un movimento filosofico e non semplicemente letterario.
Come “scoperta del mondo e dell’uomo” il Rinascimento ben si confonde con l’Umanesimo.
Passando alla modernità si risolve la confusione di arte e scienza: la scienza moderna fonde teoria ed esperienza, matematica ed esperimento.
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Il Medioevo era teologico e dogmatico, assolutizzava il sapere e leggeva i classici antichi come contemporanei.
L’Umanesimo è laico e antidogmatico, contestualizza il sapere e comprende i classici antichi perché li distacca da sé.
L’Umanesimo sviluppa la filologia: ora, la filologia umanistica è filosofia, perché è coscienza storico-critica e metodo estensibile ad ogni campo del sapere.
L’età umanistico-rinascimentale predispone alla scienza moderna per il platonismo matematizzante, l’aristotelismo e il naturalismo.
Nella età umanistico-rinascimentale si delinea bene la moderna convergenza di teoria e pratica, conoscere e fare, scienza e tecnica; fondendo arte e conoscenza Leonardo rappresenta così l’alba della scienza, ma non Leonardo ma Galileo ritrova la via ellenistica della teoria e fonda la scienza moderna.
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La Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento colla quale nasce la scienza moderna porta alla opposizione della scienza funzionale ellenistica al sapere sostanziale classico aristotelico.
Al sapere sostanziale classico aristotelico guarda ancora nel Seicento Francesco Bacone (1561-1626), filosofo del passaggio dalla magia alla scienza e della teoria oltre l’esperienza.
Bacone si muove tra modernità e tradizione: è moderno per il richiamo all’esperimento come intervento sulla natura e per l’accento sulla tecnologia e sui suoi artifici per l’uomo; è però ancora legato alla tradizione per la ricerca magica di cause e forze occulte e per il perseguimento alchemico di schematismo e processo latente.
Il fondatore della scienza sperimentale moderna è Galileo Galilei (1564-1642), il cui metodo unisce teoria ed esperienza facendo della matematica la sintassi del linguaggio scientifico e prevedendo il controllo empirico di ipotesi, teorie, idee con osservazione ed esperimento.
Teoria senza esperienza è prevista dal metodo scientifico di Cartesio (1596-1650), filosofo il cui mondo fisico è geometria realizzata col conseguente antiatomismo, che afferma la continuità matematica della materia e nega il vuoto, e meccanicismo, per il quale materia e movimento spiegano la realtà fisica secondo la legge o principio di inerzia.
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La Rivoluzione scientifica muove dalla rivoluzione astronomica di Niccolò Copernico, che approdava all’affermazione della realtà fisica del sistema eliocentrico del mondo.
La realtà fisica dell’eliocentrismo copernicano era da Galileo ancorata alla sua nuova dinamica, che riconduceva la relatività del moto al principio di inerzia.
Con Cartesio e la sistematizzazione da lui offertane il principio di inerzia passava da Galileo a Isaac Newton, il quale ne faceva la base della dinamica classica.
La fisica classica di Newton e la sua moderna cosmologia fissano il nuovo sistema del mondo e stabiliscono il fondamentale principio di gravitazione universale.
Nel principio di gravitazione universale di I. Newton confluiscono l’eliocentrismo di N. Copernico, il geoeliocentrismo di Tycho Brahe, le leggi di Giovanni Keplero sul moto planetario e la terza di queste, la legge di caduta dei gravi di Galileo Galilei e la formula della accelerazione centripeta del cartesiano Christiaan Huygens.
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Francesco Bacone riconduceva la scienza al metodo dell’induzione dall’esperienza.
L’induzione di Francesco Bacone rivedeva l’induzione enumerativa tradizionale aristotelica le cui generalizzazioni erano anticipazioni della natura, ma non superava le definizioni sostanziali secondo lo schema aristotelico genere-specie.
Le interpretazioni della natura di F. Bacone rimandavano ad una induzione eliminativa di ipotesi formali senza teoria e matematica, ipotesi su forma o sostanza distanti dalle ipotesi teoriche funzionali matematiche della moderna scienza galileiana che portavano alle leggi della natura.
Il Novum organum (1620) di Francesco Bacone è un trattato di logica induttiva.
Oltre l’enfasi sulla tecnologia apre alla modernità l’accento di Bacone sull’esperimento: «Bisogna torcere la coda al leone»: l’osservazione è semplice constatazione, l’esperimento è intervento sulla natura.
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Per Francesco Bacone (1561-1626) la scienza empirica segue il metodo dell’induzione dall’esperienza; l’induzione di Bacone non è tuttavia l’induzione di Aristotele.
L’induzione di Aristotele si basava sull’osservazione delle forme o sostanze, procedeva ad una generalizzazione sostanziale e portava ad anticipazioni della natura.
Alle anticipazioni della natura Bacone oppone le interpretazioni della natura.
Le interpretazioni della natura di Francesco Bacone rimandano a tecnologia ed esperimento, ma riportano ad ipotesi formali senza teoria e matematica.
Ad ipotesi teoriche funzionali matematiche riconducono le leggi della natura di Galileo Galilei, opposte alle interpretazioni della natura di Francesco Bacone.
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Nel Seicento Galileo dice: «Tentar l’essenza è oltre l’umano». Non all’essenza della realtà, cioè alle cose come sono in se stesse, ma ai fenomeni, cioè alle cose come ci appaiono, guarda la scienza. La scienza prevede per Galileo il concorso di “sensate esperienze” e “certe dimostrazioni”: alla deduzione logico-matematica delle conseguenze osservative di una ipotesi deve accompagnarsi il “cimento” empirico-sperimentale come condizione per passare dalla congettura alla prova. La scienza prevede il confronto con la esperienza. L’esperienza scientifica non è solo osservazione ma è anche e soprattutto esperimento, con il quale non ci si limita alla constatazione ma si interviene sulla natura e sul mondo per sollecitarne una precisa risposta: nel Seicento F. Bacone (1561-1626) rilevava che «bisogna torcere la coda al leone». Nel Settecento I. Kant (1724-1804) approdava alla propria rivoluzione copernicana filosofica riflettendo sul metodo galileiano ed assumendo quale modello scientifico il sapere fisico galileiano-newtoniano: «Gli indagatori della natura compresero che la ragione scorge soltanto quanto produce secondo il suo disegno… e che deve costringere la natura a rispondere alle sue domande». La natura può confermare o smentire le nostre ipotesi, teorie, idee; la smentita è detta falsificazione.
A fondare la scienza nel senso empirico-sperimentale moderno è nel Seicento Galileo: «Lo scienziato antico è un contemplatore del mondo della natura… lo scienziato moderno… si fa attore… sperimentando» (Armando Carlini, Breve storia della filosofia, Sansoni 1957, p. 78). Esperienza ed esperimento sono da Galileo fusi con la matematica. Galileo ripropone così la scienza teorica antica greca ellenistica. L’interpretazione fisica pitagorico-platonica matematizzante della natura e della sua filosofia è da Galileo espressa nella celebre metafora del linguaggio del grande libro del mondo: «La scienza è scritta in questo grandissimo libro che ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se non si impara a intenderne la lingua e conoscere i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola… è un vano aggirarsi per un oscuro labirinto» (Galileo Galilei, Il Saggiatore, 1623).