Umanamente sensibile nella sola diveniente naturale materialità
liberamente manifestandosi nell’apparenza della assoluta verità
hegelianamente lo spirito apre sì a astratta rivelatrice naturalità.
Umanamente sensibile nella sola diveniente naturale materialità
liberamente manifestandosi nell’apparenza della assoluta verità
hegelianamente lo spirito apre sì a astratta rivelatrice naturalità.
Nella naturale spaziale materiale mobile meccanica apparente realtà determinata è la fisicità: nella fisica necessità la nostra umana libertà è non nell’asservimento ma nel controllo razionale alla necessitata istintività.
«… l’Io… ha il compito dell’autoaffermazione e vi adempie… finalmente imparando a cambiare a suo vantaggio il mondo esterno in modo razionale. Lo stesso compito dell’autoaffermazione l’Io lo adempie internamente verso l’Es acquistando il dominio sulle esigenze degli istinti, decidendo se essi debbano essere ammessi per il soddisfacimento, rimandando questo soddisfacimento a momenti e circostanze favorevoli nel mondo esterno o sopprimendo del tutto i loro eccitamenti» (Sigmund Freud, Sommario di psicoanalisi, Editrice universitaria di Firenze 1962, pp. 14-15).
Nella briosa vivacità utopica
dalla evoluzione sì antropica
ecco generazione entropica.
Nella parte terza Filosofia dello spirito al paragrafo 383 della Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio l’idealista romantico G. W. F. Hegel rileva la particolarizzazione dello spirito nello universale essere per sé: «La determinatezza dello spirito è, dunque, manifestazione» (G. W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, 1830, Laterza 1973, volume II, p. 350).
Lo spirito è hegelianamente forza: la forza si rivela nelle particolari determinate manifestazioni o apparenze; nella dinamica apparenza l’esistenza spirituale è trattabile fenomenologicamente; lo spirito ha così per Hegel umanamente per noi il fenomenologico presupposto nella natura; la particolare alienazione o estraneazione nella natura è dunque per Hegel dallo essenzialmente libero spirito superata nello universale essere per sé.
Nella naturale materiale mobile meccanica apparente realtà da caso e necessità è determinata la processualità: la processuale vitalità è casualità; nella vitale esistenzialità dalla istintiva naturalità è invischiata l’umanità; è nel naturale biologico istintivo vischio l’umano oblio che colla vita si dà il rischio.
«Nasce l’uomo a fatica, ed è rischio di morte il nascimento. Prova pena e tormento per prima cosa; e in sul principio stesso la madre e il genitore il prende a consolar dell’esser nato. Poi che crescendo viene, l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre con atti e con parole studiasi fargli core, e consolarlo dell’umano stato: altro ufficio più grato non si fa dai parenti alla lor prole. Ma perché dare al sole, perché reggere in vita chi poi di quella consolar convenga? Se la vita è sventura, perché da noi si dura?» (Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1830, in Giacomo Leopardi, Tutte le opere, Sansoni 1976, volume I, p. 29).
Nella naturale spaziale materiale mobile meccanica mutevole temporale apparente realtà l’uomo al mondo sta: nella autocosciente esistenzialità la nostra umana vita tra la memoria e l’oblio ha necessità di giocare la partita.
«… se uno vivesse pensando senza interruzione all’approssimarsi inevitabile della morte impazzirebbe di certo. Condizione della vita normale è l’avvertire solo in casi sporadici il trascorrere del tempo» (Adam Schaff, La filosofia dell’uomo, Editori Riuniti 1963, p. 69).
Nella spaziale materiale mobile meccanica naturale apparente realtà alle idee non celeste ma terrestre è la superiorità: le vere e buone e belle nostre umane idee non scoperte ma inventate devono essere considerate; al mondo le idee sono adeguate poiché al mondo sono ispirate; concrete empiriche astratte teoriche concettuali dee nel mondo non iperuranee ma ipergee sono le idee.
«… la rappresentazione concettuale appare, rispetto alla realtà, astrazione… l’astrazione implica un atto volontario di supposizione… premessa al riconoscimento del fatto scientifico che si compie colla verificazione… E’ in nostro arbitrio di costruire i concetti rappresentativi di un gruppo di fatti… e di procedere deduttivamente su questa base; ma i rapporti così dedotti hanno soltanto una realtà ipotetica e si troveranno veri soltanto entro i limiti in cui gli elementi trascurati non importano una variazione sensibile» (Federigo Enriques, Problemi della scienza, 1926, Zanichelli 1985, p. 125).
Le idee sono umanamente non scoperte ma inventate: la nostra umana invenzione concettuale è funzione della astrazione dalla apparente realtà; astratte dalla realtà le nostre umane idee corrispondono al mondo secondo la concettualità meccanica strutturata nella interazione colla spaziale materiale mobile realtà.
«Ogni campo di relazioni fra dati empirici trova pertanto nella sfera delle scienze esatte il suo equivalente sistema di simboli, ed è questa equivalenza che spiega la applicabilità di un determinato sistema astratto di simboli ad un determinato campo di dati empirici» (Francesco Albèrgamo, Storia della logica delle scienze empiriche, Laterza 1952, p. 395).
Alla religiosa soprannaturale trascendenza divina è opposto il naturale immanente panteismo: la panteistica naturalistica identificazione di Dio col mondo rimanda alla riduzione del cosmico ordine alla legale necessità della universale totalità determinata dai fisici spaziali materia e mobilità.
«… l’atteggiamento religioso è considerato normale in molti paesi e culture compresi quelli tecnologici occidentali. E anormale viene invece considerata la condizione naturale dell’uomo indicata appunto mediante i termini negativi non credente, agnostico, ateo, senza Dio volti a rafforzare la posizione opposta del credente e del teista» (Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente, 2005, TEA 2008, p. 116).
Se spaziale materiale mobile meccanico naturale Dio è deterministicamente caso e necessità allora nella generazione umano io si affida alla semplice casualità: nella imprevedibilità di quale per il neogenerato sarà il risultato della interattività di biologica predisposta naturalità ed esterna ambientalità umano autocosciente razionale io colla umana vita ai dadi giocherà.
«Io non credo in un Dio personale… Se c’è qualcosa in me che può essere chiamato religioso è la sconfinata ammirazione per la struttura del mondo quale la scienza ci ha finora rivelato» (Albert Einstein, in Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente, 2008, TEA 2009, p. 78).
«Mi son sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?”» (Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, 1975, Rizzoli 2002, p. 7).