Nella spaziale e temporale realtà
la libertà sì dalla materiale gravità
è nella dissolta umana organicità.
Nella spaziale e temporale realtà
la libertà sì dalla materiale gravità
è nella dissolta umana organicità.
Contraddittorietà sociale nell’arte.
«… l’arte più moderna…, ponendosi volutamente o involontariamente in contrasto con ciò che rendeva possibile una larga ricezione dei prodotti artistici, è divenuta anche indifferente agli occhi di chi registra i fatti sociali come tali» (Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, Lezioni di sociologia, 1956, Einaudi 1966, p. 120).
Scienza e filosofia: educazione al libero pensiero critico.
«Credo che non a caso le idee di base della nuova fisica siano nate al principio del ventesimo secolo nel vecchio continente, dove la preparazione filosofica era più seria… Viene spesso minacciata la soppressione della storia della filosofia dalle scuole secondarie del nostro Paese. Sarebbe una grande sciocchezza, un modo rozzo e ingenuo di intendere la modernità scientifica. Non buttiamo dalla finestra uno strumento di inestimabile valore per la formazione del pensiero critico. Ne scapiterebbe tutta la cultura, ma, in particolare, anche la scienza» (G. Toraldo di Francia, L’amico di Platone: l’uomo nell’era scientifica, Vallecchi 1985, pp. 75-76).
L. Feuerbach e i principi alimentari.
«L’accentuazione che i bisogni e con essi l’aspetto materiale o fisico dell’uomo hanno nella sua considerazione antropologica porta bene L. Feuerbach ad affermazioni paradossali come quella contenuta già nel titolo del suo scritto del 1862 L’uomo è ciò che mangia» (N. Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume 2, tomo 2, p. 165).
Nella sì materiale sua potenzialità
la nostra umana libera spiritualità
controlla e si conduce per gravità
e peso ben posto dice sì la bontà.
Angoscia esistenziale.
«L’angoscia originaria può risvegliarsi nell’uomo in ogni momento. Per essere destata non ha bisogno di un evento insolito. Alla profondità del suo dominio corrisponde la futilità del motivo che la può provocare. Essa è sempre sul punto di emergere» (M. Heidegger, Che cos’è metafisica, 1929, Adelphi 2006, p. 60).
Condizione umana.
«A. Einstein ha affermato a varie riprese di avere imparato molto di più da F. M. Dostoevskij che da qualsiasi fisico… La fisica, per poter ambire ad un valore superiore, doveva soddisfare il suo bisogno di sottrarsi alla tragedia della condizione umana» (I. Prigogine, La fine delle certezze, 1996, Bollati Boringhieri 1997, p. 177).
Libertà esistenziale.
«Buona parte dei neurobiologi ritiene oggi che quello che sono io, in questo momento, coincida con la configurazione dell’insieme di questo milione di miliardi di contatti fra le cellule del mio cervello… Non c’è dubbio che le grandi strutture anatomo-funzionali del cervello di un essere umano sono dettate dal suo genoma» (E. Boncinelli, in I. Dionigi, a cura di, I classici e la scienza: gli antichi, i moderni, noi, Rizzoli 2007, pp. 98-99).
Nella spaziale materialità
della sì umana spiritualità
tra esteriorità e interiorità
di forze gioco è da gravità
e condotta ben riprenderà
chi di peso mal posto dirà.
Esteriore spaziale materialità
a spirito consistenza bene dà
e in sì forte spirituale umanità
tra mente e corpo sì la gravità
la tradizionale anima eterea fa.
Nella personale difesa
a confermarsi ben tesa
dietro il bene sì distesa
condivisione disattesa
ignora avvertita offesa.
Nel saggio Einaudi Il rifiuto: considerazioni semiserie di un fisico sul mondo di oggi e di domani del 1978 il fisico e filosofo Giuliano Toraldo di Francia sviluppava la pedagogia del rifiuto educazione umana a scelta e complementare rifiuto degli eccessivi beni della civiltà: il titolo Marco Polo, Tartarino e Galois riguarda viaggio e cultura: «Io credo che oggi l’uomo saggio debba soprattutto difendersi dalle troppe immagini, debba rifiutare di sottoporsi a nuovi continui bombardamenti, debba imparare il gusto di stare qualche volta a casa propria, anche in vacanza. Di una cosa sono certo: il difficile compito di recuperare noi stessi non lo possiamo affrontare viaggiando. Il viaggio non fa che rimandare i nostri problemi esistenziali, ci pone forse in ibernazione; ma al ritorno gli interrogativi si riporranno ancora più inquietanti e noi ci troveremo più disarmati, più poveri» (Giuliano Toraldo di Francia, Il rifiuto: considerazioni semiserie di un fisico sul mondo di oggi e di domani, Einaudi 1978, p. 90).
In Marco Polo, Tartarino e Galois del saggio Il rifiuto del 1978 Giuliano Toraldo di Francia muoveva dal non bene del consumismo «sistema di vita antieconomico, perché incita allo spreco, e disumano, perché costringe ciascuno a desiderare di guadagnare sempre di più per poter consumare sempre di più» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 85): non solo i beni materiali ma anche i beni culturali possono essere eccessivi: «La mente dell’uomo è come un campo fecondo, capace di produrre splendidi frutti quando è ben coltivato. Ma quando è già ben coltivato il tentativo di coltivarlo meglio, se non è fatto con precise e oculate scelte, può risolversi nella perdita dei frutti. Un campo arato è arato; ararlo una seconda, una terza, una quarta volta non serve e può invece portare a distruggere i semi che cominciavano a germinare» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 86).
In Marco Polo, Tartarino e Galois il dannoso eccesso culturale era da G. Toraldo di Francia ben rilevato nella quantità di informazioni: «… il mondo industrializzato ha inondato la vita umana non solo di cose ma anche di informazioni. Molte delle conoscenze, che una volta era difficilissimo acquisire, oggi sono a portata di mano e in quantità enorme» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 87).
All’eccesso di informazioni era in Marco Polo, Tartarino e Galois da G. Toraldo di Francia ricondotta la fallacia della affermazione della valenza culturale del viaggio: «Voglio… parlare della fallace affermazione, ancora accettata acriticamente da tutti come scontata, che il viaggiare istruisca e apra la mente… Per i viaggiatori di oggi l’orologio della storia sembra essersi fermato a qualche secolo addietro… Per ragioni inerenti al mio lavoro io ho dovuto viaggiare non poco. Forse proprio questo mi ha aiutato a togliermi certe illusioni. Vi sono ancora alcuni paesi… che non ho mai visto. Credo che morirò senza averli visti. Non farò nulla per aggiungere anche queste valanghe di immagini alle già troppe immagini che rischiano di rendere non vivibile la mia casa interiore» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, pp. 89-91).
Nella confusione di informazione e vera conoscenza all’idea del viaggio culturale in quanto informativo era in Marco Polo, Tartarino e Galois da G. Toraldo di Francia ben riportata la deformazione del concetto di cultura: «L’estrapolazione lineare, che ha persuaso l’uomo moderno che di informazioni e di beni culturali non se ne ha mai troppi, ha anche provocato un’incredibile deformazione del concetto di cultura. Ha reso la cultura corrente un vero e proprio mostro. Una volta accolta l’idea sbagliata che la cultura debba essere accumulo, anziché digestione di alcune cose ben scelte, era inevitabile che ci si rivolgesse sempre più massicciamente a quei beni culturali che sono di più facile acquisizione, quelli che non richiedono sforzo o che, meglio ancora, procurano svago: romanzi, spettacoli (oltre ai viaggi naturalmente)» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 92).
Il peso dell’eccesso di informazioni disponibili era in Marco Polo, Tartarino e Galois da G. Toraldo di Francia ben inquadrato nella tradizionale opposizione alla erudizione pedante: «La figura dell’erudito pedante, la cui cultura non regge al confronto con quella di un ignorante di buon senso, è nota nella storia e nella letteratura di tutte le epoche» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 87).
Nell’eccesso informativo le immagini del viaggio erano in Marco Polo, Tartarino e Galois da G. Toraldo di Francia ben risolte in ulteriori semplici informazioni la cui nozione è resa vera conoscenza, sapere e cultura per trasformazione mentale: se nel viaggio la ricerca informativa eccede l’immagine per l’avventura dal poetico romantico complesso di Marco Polo si passa per l’uomo al complesso di Tartarino.
Nel titolo Marco Polo, Tartarino e Galois del saggio di G. Toraldo di Francia Il rifiuto del 1978 con la ricerca informativa di immagine del complesso di Marco Polo e di avventura del complesso di Tartarino è riferibile al viaggio la ricerca informativa di fretta del complesso di Galois: «E. Galois era uno dei più grandi matematici di tutti i tempi. Morì giovanissimo in un duello. La notte che precedette il duello la passò a scrivere. Presago della morte, volle lasciare ai posteri la sua grande scoperta e la consegnò ad alcuni fogli tracciati affannosamente. Solo molti anni più tardi si capì la portata universale di quelle idee» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 94).
Rilevando il complesso di Galois in più o meno tutti i ricercatori scientifici G. Toraldo di Francia ben concludeva il titolo Marco Polo, Tartarino e Galois del saggio Il rifiuto del 1978: «Sì alla scienza, ma alla scienza assorbita e digerita come bene culturale, come patrimonio di tutti» (G. Toraldo di Francia, Il rifiuto, p. 97).
Marco Polo, Tartarino e Galois e Il rifiuto del 1978 esprimono il richiamo umanistico scientifico del fisico e filosofo Giuliano Toraldo di Francia alla umana interiorità: il viaggio culturale è interiore e nell’interiorità della mente umana l’informazione diventa nozione conoscitiva e si sviluppa il sapere superando l’immagine nel concetto, l’avventura nella cautela e la fretta nella regolarità; al condizionato informativo immaginoso, avventuroso e frettoloso viaggio esteriore contrasterà la libera concettuale, cauta e regolare mentale cultura.
Nero è corpo della cultura
ed energetico oltre natura
la luce della realtà cattura
e all’uomo calore procura.
La razionale e simbolica nostra umanità
sintattica e semantica la intelligenza ha
da sintassi oggettiva significando realtà
secondo costituita apparente oggettività
nella autocosciente ideale intenzionalità.