Nelle realtà sì vere
è all’uomo il sapere.
Nelle realtà sì vere
è all’uomo il sapere.
In oggettiva realtà
è all’uomo la verità.
Del dovere in auree vene
è all’uomo il morale bene.
Dell’ordine in carezza
è all’uomo la bellezza.
La materia è lo spazio dall’anima affumicato
al fuoco del corpo umano da luce incendiato.
Nel corpo l’anima insiste
e l’umano spirito è triste.
Il popolare Garbino morì
e Garbaccio ben rimase lì
dice che materialmente sì
l’uomo gentile perde qui.
Del ciuco beneficato popolare sì lo andare
a scalciare chi aperto lo voleva beneficare
sta a significare lo umano morale ignorare
del sacrificato a chi non vuole sacrificare.
Avvertiti dello spaziale tempo essere nelle mani
bene opposti ai sicuri latori del gigante di sabbia
gli insicuri bene resistenti sensibili esseri umani
possono non vani popolare morte senza rabbia.
Nella naturale materiale mobile meccanica determinata apparente realtà il finto pentimento della sicura umanità la popolare espressione ha della confessione del lupo nella falsità: se immedesimarsi non sa allora senza tormento l’uomo pentimento ha senza verità come il lupo della confessione dal belare rivelata formalità.
«Il pentimento autentico è… un bilancio morale in cui l’io ricostituisce la sua personalità più autentica e recupera le proprie smarrite energie. Chi è incapace di pentirsi manca di libertà… Se un uomo per tutta l’esistenza giocasse al pentimento facendo l’altalena tra colpa e penitenza possiamo legittimamente dubitare della profondità e sincerità del suo pentimento. Ma l’uomo pentito e convinto senza equivoci difficilmente ricade nei propri errori» (Remo Cantoni, La vita quotidiana, 1955, Il Saggiatore 1972, p. 416).