Esistenza sa l’umanità
del gioco aver la vanità
senza forzata assurdità:
della vita è la mortalità
a confermare la serietà
ben rilevando l’inutilità.
Esistenza sa l’umanità
del gioco aver la vanità
senza forzata assurdità:
della vita è la mortalità
a confermare la serietà
ben rilevando l’inutilità.
Noi siamo punti sulla sfera della esistenza
in sua ben continua superficie dall’essere
accesi da dentro o da fuori in sua essenza:
in materialità e processualità proprie intere
l’uomo ha sua reale oggettiva consistenza
secondo il tempo delle cose per noi sì vere:
il tempo è la lente dell’essenziale riflettenza
e per trasparenza ci riduce a speculari sere
ed esauriamo la luminosa massiva potenza
restituendo le corrispondenti energie nere.
La vita è sul fulcro accesa resistenza
alla naturale tendenza alla disorgania
e all’altalena l’uomo gioca in esistenza
e ben equilibra la leva contro l’entropia
ma con il tempo ben perde consistenza
ed esaurisce la luminosa vitale energia.
Secondo la ricerca della certezza
col sicuro elitario temperamento
duplice è nell’uomo la insicurezza
con ricezione o fuga del tormento
per integrale rifiuto dell’incertezza
con ragione sciolta in risentimento.
L’esistenza segue il principio della leva
e nella altalena della vita l’uomo cadrà:
fino a che la potenza sull’altro lo solleva
con il braccio resistente l’equilibrio terrà
allontanandosi dal fulcro che sì lo rileva
ma il tempo il braccio resistente ridurrà
e la riduzione del braccio l’equilibrio leva
e come la catapulta l’altalena lo sbalzerà.
Per l’uomo il teatro dell’esistenza
è ben l’emiciclo della nostra vita:
su diametro di semicirconferenza
è ben la scena della realtà elargita
riflesso dell’essere nella essenza:
la datità reale è da noi percepita
rettamente in puntuale insistenza
da angolare circonferenza definita:
nella continua circolare percorrenza
è la oggettività innata ed acquisita.
Secondo la materiale e processuale spaziale e temporale continuità
la umana indipendente e coerente vitale percettiva sensibile datità
in armonia nella nostra esistenza la eco dell’essere all’uomo porterà:
di sfera d’essere in esterna o interna continua oggettiva superficialità
superata la individuale soggettività l’uomo spererà in assoluta verità
e tra religione e scienza ben si proietterà alla domanda sulla vera realtà:
nell’opaco guscio la religione al riflesso sentito per fede ben crederà
ma per sapere la scienza con ragione la sfera universale agitare vorrà.
Per la memoria del nostro sapere secondo l’umana oggettività
la nostra sua propria cultura in biblioteca l’uomo ben ordinerà:
secondo spazio e tempo la materiale e processuale continuità
dizionario ed enciclopedia ben verificheranno nella generalità,
geografia e storia inquadreranno nella vicenda della umanità,
filosofia ha razionalmente ridotto all’immobile ed eterna unità,
scienza porta da intuizione a discorso di tecnica discontinuità,
scienze umane considerano in umana discontinua strutturalità,
diritto ed economia risolvono nella politica strutturale formalità,
lingue straniere e classiche e letteratura riportano della civiltà,
arte e musica, teatro e spettacolo presentano con espressività
e religione condivide con la scienza nella essenziale radicalità.
Nella superficiale continuità materiale e processuale vitale
della sfera dell’essere nella centrale universale potenzialità
l’uomo è bene esistenza luminosa puntuale dallo essenziale
riflesso di senso ispirata secondo la umana comprensibilità:
dall’accensione allo spegnimento del suo punto esistenziale
l’umano nostro proprio senso individuale è della personalità
nello stesso riflesso della lucidità vago del sapere integrale
nello illuminare nera mortalità e nel rischiarare grigia vitalità.
Dall’essenza alla comprensione l’uomo ha la stura
e tra fede e sapere la ispirata ricerca ben ci serra:
tra cielo e terra l’umana comprensione ben misura
la indifferente natura e ogni nostra propria guerra.